sabato 1 maggio 2010

La verità rivoluzionaria di Fini sul giornalismo

Turn-over di intervistatori nel Corridoio dei passi perduti… E “passi” precari (nel senso di autorizzazioni all’ingresso) per giornalisti precari tra le poltrone del Transatlantico. Ci sono/non ci sono. Fantasmi dell’informazione. In un’aula universitaria il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, rivela l’evidenza negata: nell’editoria – dice - “in molti casi si arriva a forme di sfruttamento che sono presentate come inevitabile flessibilità”. Sfruttamento mascherato da flessibilità. Contratti a termine. Collaborazioni. Popolo delle partite Iva con la sveglia alle 5 del mattino e il cartellino da timbrare. La libertà di stampa senza la libertà della certezza del lavoro, è una libertà che non c’è. Due libertà sotto uno stesso ricatto: scrivo quello che devo, non necessariamente quello che vedo. La verità è rivoluzionaria. Sentirla pronunciata dalla terza carica dello Stato fa uno strano effetto: non passano forse dal suo tavolo le carte che diventano leggi, le leggi che fanno dei precari persone senza diritti e che fanno dei lavoratori dipendenti i nuovi precari? Anche nei giornali, come ovunque. Ma nei giornali non si fabbricano bulloni tutti uguali, di metallo duro: l’informazione è merce avariabile, delicatissima, fragile caposaldo costituzionale. Da trattare con cura. Se chi scrive non è libero, chi legge è meno libero.Fini ha rotto ogni argine. Ora dice le verità nascoste, non solo dentro il Pdl. Ma allora nel corridoio dei passi perduti, a Montecitorio, gli onorevoli in attesa di intervista li vedono bene questi “fantasmi”! I “somministrati” con biro e taccuino aperto, gli “affittati” con i borsoni col computer a tracolla, i “free lance” col telefonino che squilla e il caposervizio che urla…Fini ha anche il tesserino amaranto dei giornalisti, e da giornalista ha parlato del “mestieraccio” agli studenti dell’università dell’Insubria di Varese: “Vi è nella funzione del giornalista un quid di eversivo e rivoluzionario. Un anarchico disciplinato è una contraddizione in termini. E se questa è la stampa non possiamo farci niente”.Il sindacato dei giornalisti da anni è in piazza a denunciare che la flessibilità dei “lavoratori dell’informazione” è uno strumento di controllo dell’informazione. Ma i giornali… non ne parlano. Sono più o meno 15mila i giornalisti che hanno contratti “giusti”, quelli dell’editoria (anche se molti sono a termine); ma sono altrettanti a ingrossare le fila dell’ esercito di collaboratori. Un pareggio dell’ultim’ora che non dice niente di buono. L’elenco dei contratti atipici è lunghissimo: e c’è anche chi per fare il giornalista, col tesserino amaranto, ha firmato contratti da metalmeccanico o del commercio. Un problema di categoria? Un problema costituzionale. Che libertà hanno, i cittadini, di essere correttamente informati, se i giornalisti sono un esercito di flessibili sfruttati? La libertà di stampa, nel nostro Paese, è una corsa a ostacoli. Il Governo interviene sui fondi dell’editoria per i giornali di idee, di partito, in cooperativa, dove taglia sconsideratamente senza dare certezze del diritto ai giornali (e portandoli al collasso perché si chiudono così anche le possibilità di anticipazioni bancarie); interviene sulle agevolazioni sulle tariffe postali, abrogandole (e spezzando la possibilità di diffusione per le testate di nicchia); promuove leggi liberticide, dove per i giornalisti è prevista perfino la galera, come la “legge Alfano” sulle intercettazioni. Minaccia continuamente la libertà del web. E poi c’è il potere economico, che vincola le amministrazioni dei giornali… Un mondo travagliato. Popolato di cocciuti fantasmi.

(da www.globalist.it)
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