martedì 11 maggio 2010

La scommessa

Il crac che arriva dalla Grecia fa tremare l’Europa. E il mondo. Che un debito è un debito, questo lo sanno tutti: e il debito della Grecia, strabordante e nascosto, è lo scandalo che affonda l’Ellade. Ma quando la crisi economica dilaga ci si perde in una misteriosa selva di sigle, nella babele delle parole, tra “società di rating”, Stati promossi o declassati a “doppia A”, a “tripla A” con o senza “+”, per non parlare degli Hedge found, dei Credit default swaps. E’ la finanza, bellezza! (per parodiare la frase di “Quarto potere”).

Ora che siamo a una stretta, che le preoccupazioni per la tenuta dell’Europa dell’Euro coinvolgono anche mr.Obama, che da questa crisi non guadagna né la Cina né gli Usa, i “misteri” della finanza improvvisamente si svelano e anche gli specialisti abbandonano il linguaggio da iniziati (da club riservato, da setta): nella tempesta economica che sconvolge il mondo, spiegano, qualcuno ci guadagna. Gli “speculatori”: ovvero, più semplicemente, chi ci “scommette” sopra.
Una scommessa. Come indovinare il risultato di una partita al Totocalcio.

Persino il Sole24ore, che non manca mai sul tavolo dei manager, dichiara: “Esattamente come nella sala scommesse: si punta sulla vittoria o sulla sconfitta di una squadra” (articolo di Stefano Elli, edizione di domenica 9 maggio). A scommettere sul “rialzo” o sul “ribasso” delle valute sono gli investitori: unica regola, guadagnare. A costo di mandare a gambe all’aria l’economia di un Paese, di un Continente.

Ci voleva una nuova tempesta economica perché i “misteri della finanza” si rivelassero per quel che sono, una smisurata, globalizzata, sala scommesse, che inghiotte denaro a scapito della cosiddetta “economia reale”. Le aziende investono in “finanza” anziché reinvestire in fabbrica. Gli scommettitori si ritrovano a Wall Street anziché nei bar di periferia, ma il gioco è sempre quello: solo che anziché gli spiccioli volano i capitali.

Ostaggi delle scommesse. E’ nata una economia parallela, fatta di esperti di ogni ordine e grado che si specializzano in questo o quel tipo di investimento, area Euro, Pacifico, Nord Atlantico, Asiatica… Posti di lavoro. E’ stato il cinema, per primo, a metterli nel mirino, yuppies degli anni Ottanta, giovani con la carriera in Borsa. Non è bastato il tornado dei mutui americani, la grande crisi che ha fatto tremare da Tokyio e Wall Street: la speculazione non ha un codice etico, in meno di due anni è tornata padrona.

Ora, che alle cose si torna a dare un nome, che i debiti sono debiti e le scommesse sono scommesse, i Governi si interrogano se non sia troppo tardi per riprendere in mano le redini dell’Economia. E’ per questo che gli aiuti alla Grecia, in questo momento, sono non soltanto una necessità per l’Europa, ma anche un banco di prova. Un braccio di ferro con la speculazione.

(da www.radioarticolo1.it)

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